“1Q84” di Murakami, libro tre: un brano

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1q84 terzo libroPer iniziare bene il weekend, un assaggio dell’ultimo romanzo di Murakami, 1Q84 libro tre (trad. di G. Amitrano, Einaudi, pp. 395, € 18,50 scontati a 13,88), tratto dal sito di Einaudi. Per leggerne una recensione, date un’occhiata qui.

Tengo si ritrovò nell’aula di una scuola elementare.

La finestra era spalancata e dal giardino arrivavano le voci dei bambini. Tutt’a un tratto ci fu un soffio di vento che fece ondeggiare la tenda bianca. Accanto a lui c’era Aomame, che gli stringeva forte la mano.

La scena era la stessa di sempre – ma con qualcosa di diverso. Tutte le cose che vedeva erano talmente nitide da apparire trasfigurate, smaglianti, come se ogni singola particella splendesse. Poteva vedere l’immagine e la forma di ogni oggetto distintamente, fin nel piú piccolo particolare. Gli sarebbe bastato allungare la mano per toccare realmente tutto. E l’odore del pomeriggio di inizio inverno gli colpiva le narici in tutta la sua intensità. Come se fosse stata strappata di colpo la coperta che lo aveva soffocato fino ad allora. Era un odore vero, il tipico odore di quella particolare stagione. Vi si mescolavano, difficili da isolare, l’odore del cancellino appeso alla lavagna, quello dei detergenti usati per le pulizie, l’odore delle foglie secche bruciate nell’inceneritore in un angolo del giardino. Aspirando fino in fondo ai polmoni quell’odore, Tengo ebbe la sensazione che il suo cuore si espandesse in larghezza e profondità. La composizione del suo corpo si andava silenziosamente modificando.

Il battito non era piú un semplice battito.

Per un breve istante la porta del tempo fu aperta con forza verso l’interno. La vecchia luce si mischiò fondendosi con la nuova luce. La vecchia aria si mischiò fondendosi con la nuova aria. «La luce e l’aria sono proprio queste, – pensò Tengo. – Cosí tutto diventa chiaro. O quasi tutto. Come mai, prima d’ora, non ero mai riuscito a ricordare questo odore? Eppure è cosí facile. Eppure il mondo è cosí semplice».

– Volevo tanto vederti, – disse Tengo a Aomame. La voce era lontana e infantile. Ma era senza dubbio la sua.
– Anch’io volevo tanto vederti, – disse la bambina. Tengo non distingueva piú il confine tra realtà e immaginazione. Se tentava di farlo, la scodella si inclinava e il cervello, liquido e denso, ondeggiava.
Poi disse: – Avrei dovuto cominciare a cercarti molto tempo fa. Ma non ho potuto.
– Non è troppo tardi. Puoi ancora trovarmi, – disse la bambina.
occhio– Come faccio?
Non ci fu risposta. La risposta non poteva essere espressa in forma di parole.
– Ma posso trovarti? – chiese Tengo.
La bambina rispose: – Certo, se io ho trovato te.
– Tu mi hai trovato?
– Trovami, – disse la bambina. – Finché sei in tempo.

La tenda bianca, come un fantasma che non avesse fatto in tempo a fuggire, cominciò a ondeggiare in silenzio. Fu l’ultima cosa che vide.

 

Immagine: Rinko Kawauchi, Untitled, dalla serie the eyes, the ears, 2005 (tratta da Pinterest)


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