“Genji monogatari”: un rapido confronto tra la nuova e la vecchia edizione

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genji monogatari la storia di genji maria teresa orsi nuova edizione letteratura giapponesePoche settimane fa, dopo anni di attesa, è finalmente uscita la prima vera edizione italiana del Genji Monogatari di Murasaki Shikibu, tradotta dal giapponese da Maria Teresa Orsi, apprezzata docente universitaria; l’opera, con il nome di Storia di Genji, è stata pubblicata da Einaudi e arricchita da alcune bellissime illustrazioni di Yamaguchi Itarō (pp. 1493, € 90; ora in offerta su Amazon.it a 76,50 cliccando qui).

Sino a poco tempo fa, chiunque volesse leggere nella nostra lingua il massimo capolavoro della letteratura nipponica era costretto – per riuscire a ricostruire tutta la storia – a utilizzare diversi volumi (stampati, fra l’altro, da case editrici differenti), non sempre soddisfacenti per la qualità dello stile e del linguaggio.

Inutile dire, quindi, che la nuova edizione del Genji ha portato con sé moltissime attese: ma, in realtà, cosa è cambiato veramente tra ieri e oggi? Prendiamo il brano d’esordio del romanzo come esempio; questo che segue è tratto dalla nuova edizione (se avete fretta potete saltare verso il fondo del post, direttamente al confronto):

Il PADIGLIONE DELLA PAULONIA
Durante il regno di un certo Sovrano, non so bene quale, tra le numerose Spose Imperiali e dame di Corte ve n’era una che, seppure di rango non molto elevato, più di ogni altra godeva dei favori di Sua Maestà. Le dame di alto rango, convinte com’erano di dover essere le prescelte, la guardavano dall’alto in basso e ne erano gelose. Quelle dello stesso grado o di uno inferiore a maggior ragione si sentivano offese. Sera e mattina la sua presenza a Corte non faceva che esporla alla malevolenza delle altre e, forse per via del rancore che si riversava su di lei, ella si ammalò e in preda alla malinconia si ritirò più volte presso la famiglia di origine, ma il Sovrano, sempre più sollecito, seguitava a prendersi cura di lei senza prestare ascolto alle critiche di coloro che gli stavano attorno e suscitando chiacchiere a non finire. Dignitari e nobili dei più alti ranghi, coinvolti loro malgrado, mostravano il proprio scontento distogliendo lo sguardo e mormorando che era un’infatuazione tale da turbare la vista e che nel regno dei Tang, per simili circostanze, il paese era caduto in preda a disordini e tumulti. Col passare del tempo, mentre anche nel resto del mondo la vicenda seminava malcontento e preoccupazione al punto che si citava l’esempio di Yang Guifei, non le erano state risparmiate umiliazioni, ma ella era riuscita a partecipare alla vita di Corte, confidando nell’affetto senza limiti che Sua Maestà le riservava. Il padre, che era stato Gran Consigliere, era morto, e la madre, appartenente a un’antica famiglia di tutto rispetto, convinta che la figlia non dovesse essere inferiore alle altre dame che grazie all’appoggio paterno avevano a Corte grande successo, le aveva fornito tutto quanto era indispensabile per ogni occasione ufficiale; pur tuttavia, essendo ella priva di un solido appoggio, in caso di bisogno non aveva nessuno su cui fare affidamento ed era più sola e sperduta che mai.

E questo dalla vecchia:

KIRITSUBO
Alla corte di un Imperatore (che visse non importa quando) tra le molte gentildonne di Camera e Guardaroba ce n’era una che, sebbene non fosse di altissimo grado, godeva molto più favore di tutte le altre; così che le Grandi Dame di Palazzo, ognuna delle quali aveva segretamente sperato di essere la prescelta, guardavano con scherno e odio alla nobiluccia che aveva distrutto i loro sogni. Anche più amareggiate erano le sue antiche compagne, le dame meno ragguardevoli del Guardaroba, nel vederla tanto innalzata sopra di loro. Così la sua posizione a Corte, quantunque predominante, la esponeva di continuo alla gelosia e malevolenza; in breve, estenuata da queste meschine angherie, essa cominciò a deperire, facendosi sempre più malinconica e spesso ritirandosi in casa sua. Ma l’Imperatore, anziché stancarsi di lei ora che non era più sana né gaia, diventava di giorno in giorno più affettuoso, e non dava il minimo ascolto a chi lo biasimava, sinché la sua condotta divenne la favola di tutto il paese; e perfino i suoi baroni e cortigiani cominciarono a vedere di mal occhio un attaccamento tanto sconsigliato. Mormoravano tra loro che nel Paese d’Oltremare simili avvenimenti avevano portato a tumulti e disastri. Ben presto invero la gente del luogo ebbe a manifestare molto scontento: e qualcuno la paragonò a Yang Kuei-fei, l’amante di Ming Huang. Ma, nonostante questo malcontento, l’effetto del suo signore la proteggeva così forte che nessuno osava molestarla apertamente.
Suo padre, che era stato Consigliere, era morto quando lei era ancora bambina. Sua madre, sempre memore che il padre ai suoi tempi era stato un uomo di una certa importanza, a onta di tutte quelle difficoltà era riuscita a darle una buona educazione che generalmente è impartita alle damigelle che hanno i genitori vivi e in ottime condizioni di fortuna.Tutto sarebbe stato assai più facile se un influente protettore si fosse preso a cuore gli interessi della bimba. Sfortunatamente la madre era del tutto sola al mondo, e a volte, quando capitavano guai, sentiva molto acerbamente la mancanza di qualcuno a cui potersi rivolgere per conforto e consiglio.

Quali differenze saltano subito agli occhi?

  • La narrazione nella Storia di Genji, oltre a esser più fedele all’originale, scorre più fluida, grazie anche a una lingua elegante e svecchiata da ogni elemento rétro.
  • Se ci fate caso, i termini utilizzati dalla Orsi – che, ricordo, segue il testo originale – tendono a essere meno marcati e, spesso, meno enfatici: il margine di intervento e di giudizio personale del traduttore è, in questo modo, (giustamente) più limitato. Basti confrontare, per esempio: “la guardavano dall’alto in basso e ne erano gelose” della nuova edizione con “guardavano con scherno e odio alla nobiluccia che aveva distrutto i loro sogni”. Una bella differenza, no?
  • Continuando sulla stessa riga, nella nuova edizione non figurano opinioni e/o aggiunte personali, a differenza della precedente. Tanto per capirci: leggendo i brani proposti, è facile notare che il pensiero “Tutto sarebbe stato assai più facile se un influente protettore si fosse preso a cuore gli interessi della bimba” della vecchia edizione è del tutto assente nella nuova, in quanto idea del traduttore.

E voi, cos’altro aggiungereste?

Per ulteriori informazioni, vi rimando al Genji monogatari blog, un bel blog italiano interamente dedicato all’omonimo romanzo giapponese. Infine, prima di salutarvi, voglio ringraziare Mari, che mi ha fornito il materiale e gli spunti per questo post.


7 commenti su ““Genji monogatari”: un rapido confronto tra la nuova e la vecchia edizione

  1. Finalmente, un’edizione all’altezza del testo antico.
    Come ho già detto e ripetuto più volte, lo comprerò, ma solo appena avrò finito di reperire i miei urgenti…così, magari, nel frattempo il prezzo s’abbassa…perché è veramente TANTO caro (anhe se i soldi spesi valgono sicuramente la cura riposta nell’edizione).

  2. Sto leggendo per la prima volta il Genji monogatari nella nuova traduzione di Maria Teresa Orsi. Non credo che lo avrei letto nella traduzione precedente perché non era basata sul testo originale giapponese ma su una traduzione inglese intermedia, quindi inevitabilmente poteva risultare falsante su vari livelli.
    Prime impressioni: innanzitutto quanto sarebbe difficile dire che quel testo appartiene al secolo XI se non lo sapessi in precedenza.
    Seconda impressione: il fascino deriva anche dalla distanza, dalla differenza rispetto a noi nei costumi sociali.
    Terza impressione: tutto l’intreccio è basato su un intrico di rapporti sociali alla corte imperiale: dovuti alla poligamia e ai paralleli amori illeciti e segreti. Il tutto però in universo chiuso, dove quindi inevitabilmente certi legami finiscono per essere incestuosi, tanto più agli occhi di un lettore odierno in una società monogamica.
    Proprio perché le relazioni tra i personaggi sono molto intricate, noto una mancanza nella nuova edizione al livello dell’apparato critico che si compone di:
    1. introduzione
    2. note (molte)
    3. glossario
    Ottimo: ma sarebbe stato molto utile aggiungere anche altri due apparati:
    1. una tavola genealogica e dei rapporti tra i personaggi. Cercando su Internet si scopre che testi critici inglesi sul Genji sono corredati da simili tavole. Forse quella più completa e leggibile che si può trovare su Internet è quella creata da Bob Leutner che si trova a http://www.meijigakuin.ac.jp/~pmjs/resources/genji/genji-family.pdf
    2. un elenco dei personaggi principali con le notizie più importanti. Per es. se ne trova uno su Wikipedia a: http://en.wikipedia.org/w/index.php?title=List_of_The_Tale_of_Genji_characters
    Trovo che questi due tipi di apparati aiutano la lettura perché consentono di capire i rapporti tra i personaggi.

  3. Qualcuno sa dirmi se esiste una versione pdf o comunque per ebook del Genji monogatari scaricabile gratuitamente? Grazie!

    • Nessuna delle due traduzioni italiane in commercio pubblicate da Einaudi esiste in versione e-book: né la traduzione realizzata da Adriana Motti a fine anni ’50, basata non sull’originale giapponese (lingua che Motti non conosceva) ma sulla traduzione inglese realizzata da Arthur Waley negli anni ’20-’30 che però viene tradotta da Motti in maniera incompleta, né la traduzione del 2012 uscita nei Millenni, a cura di M.T. Orsi, l’unica completa e condotta direttamente sul giapponese. Addirittura nel caso della seconda recente versione, per ora non esiste neppure una edizione economica: Einaudi l’ha pubblicata solo nella costosa collana Millenni. Mentre nella collana economica dei Tascabili Einaudi continua a offrire solo la vecchia traduzione anni ‘5o, senza specificare che è incompleta. È una pessima politica. Non si può dire che ci sia rispetto del lettore che, ammesso di conoscere queste differenze fondamentali, deve scegliere se spendere 90 euro per la traduzione Orsi oppure 24 euro e accontentarsi della traduzione di una traduzione. Alternativa: comprare l’edizione Orsi in una libreria Punto Einaudi e pagarla a rate. Alternativa legale a costo zero: andare in biblioteca. Cito da un commento recente su Amazon a proposito del fatto che Einaudi continui a proporre la trad. Motti: «un obbrobbrio editoriale: è la traduzione dall’inglese della vecchissima traduzione di Waley, Non sembra neanche ambientato in Giappone. Terribilmente appiattito, manca oltretutto dei capitoli finali, pubblicati in un altro volume. Procuratevi piuttosto la nuova edizione curata da Maria Teresa Orsi, che per la prima volta ha tradotto il Genji Monogatari in italiano direttamente dal giapponese antico, e completo. Mi mordo le mani per essermi rovinato l’esperienza di leggere il Genji Monogatari per la prima volta con questa misera edizione. ». Ecco: pensateci bene cosa leggere e poi non mordetevi le mani.

  4. sono un semplice lettore senza titoli per proporre commenti ; ho acquistato il Genji negli anni ’90, quindi con la vecchia traduzione in italiano dall’inglese. Ho iniziato a leggerlo a inizio 2016 ( sono maniaco dei libri, li compro anche se so che li leggerò 20anni dopo) ; nel leggerlo si incontrano paragrafi assoltamente stridenti con il contesto fino alla falsità storica; dalle molte perplessità sorte durante la lettura cercando di chiarire l’arcano ho scoperto, attraverso la cortese disponibilità della prof.sa Orsi, la nuova traduzione!! Nella vecchia traduzione il libro, pur lasciando intendere l’atmosfera e la bellezza del testo, spesso, con queste immagini assolutamente moderne ed occidentali che vi si incontrano, sconcerta e rompe la scorrevolezza della lettura creando nel lettore un disagio che a volte potrebbe anche non comprendere se non appunto con l’aiuto della prof.sa Orsi come è capitato a me. Comprerò certo la nuova traduzione , anche se la leggerò tra altri 20 anni.

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