L’esperienza della bomba atomica su Hiroshima si riassume per tutti in una sola, indelebile immagine: quella del fungo provocato dell’esplosione, che si staglia inquietante sospeso tra il cielo e la terra.
Come ci racconta un volume appena uscito, Le icone di Hiroshima. Fotografie, storia e memoria di Annarita Curcio con prefazione di Riccardo Rosati (ed. Postcart, pp. 134, € 12,50), per lungo tempo fotografie e riprese delle città nipponiche travolte dalla furia nucleare non furono divulgate, anche per ragioni politiche; è stato però possibile recuperare questo preziosissimo materiale grazie alla costanza degli studiosi e – soprattutto – al bisogno degli hibakusha (i sopravvissuti al bombardamento atomico) di far conoscere la loro storia, affinché non si ripetano più simili orrori. E anche noi – ci ricorda il libro – non siamo esentati dal dovere di ricordare.
