Novità: “La vergine eterna” di Ōe Kenzaburō

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Una bellissima notizia per tutti gli amanti della letteratura giapponese contemporanea: da una settimana è disponibile in libreria La vergine eterna (trad. di Gianluca Coci, Garzanti, pp. 252, € 18,50; cliccando qui in offerta ora su Amazon.it a 13,95) di Ōe Kenzaburō, premio Nobel per la letteratura. Questa la presentazione del romanzo:

La pioggia cessa e il cielo diventa sereno all’improvviso, mentre qualche goccia continua a cadere. L’erba di un verde sfolgorante accarezza i piedi nudi di una bellissima fanciulla dai lunghi e lucidi capelli neri. Fin dalla sua prima giovinezza Kenzaburō Ōe è rimasto incantato dalla scena di questo film. Ma quello che più l’ha folgorato è stata lei, Sakura, attrice al suo debutto di fronte alla macchina da presa. La ragazza è poi diventata una stella del cinema hollywoodiano, specializzata nel ruolo di bellezza orientale, acclamata e adorata da registi e produttori famosi. Molti anni sono passati. Le proteste politiche degli anni Settanta a favore dei diritti dell’uomo stanno infiammando le piazze e le aule universitarie giapponesi. Sakura è ormai un’affermata artista internazionale, sposata a un professore di letteratura americano. Ma il Giappone e le cupe foreste dello Shikoku le sono rimaste nell’anima, insieme al desiderio di celebrarle in un film che la veda insieme protagonista e produttrice. Grande è la sorpresa di Kenzaburō Ōe nell’apprendere che è proprio lui, scrittore emergente, che la donna vuole come sceneggiatore della pellicola, ispirata a un famoso romanzo di Heinrich von Kleist. Un impegno prestigioso e lusinghiero, ma che diventa invece una discesa agli inferi per tutti coloro che vi lavorano. Prima fra tutte Sakura, che tra gli alberi della foresta è costretta a fronteggiare i fantasmi del suo passato. Un passato misterioso e buio, che anche lei credeva di aver dimenticato, ma che affonda le radici proprio in quel lontano giorno di primavera, mentre il suo cuore fremeva dall’emozione per il primo ciak della sua vita.


Il Giappone incontra la Cina: “Gli scrittori Meiji e la Cina” di Luca Milasi

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Natsume Sōseki e Mori Ogai sono considerati due dei principali autori giapponesi del ‘900; non tutti però forse sanno che la loro opera è stata influenzata dal contatto con la Cina, come  spiega Luca Milasi in Gli scrittori Meiji e la Cina. Suggestioni letterarie nella produzione di Mori Ogai, Natsume Sōseki e Koda Rohan (edizioni Libreria universitaria, pp. 348, € 20). Questa la presentazione ufficiale:

La letteratura cinese ha esercitato notevoli suggestioni sulla produzione della generazione di scrittori giapponesi attivi nel periodo Meiji (1868-1912). L’ingresso nell’epoca moderna favorisce nei letterati giapponesi una conoscenza diretta della realtà della Cina contemporanea; allo stesso tempo, lo studio della cultura cinese è incentivato dal contatto con le teorie letterarie e scientifiche occidentali, che trasmettono agli autori giapponesi moderni un approccio filologico ai classici: nasce così la moderna sinologia giapponese, a tutt’oggi una delle scuole più puntuali e rigorose. L’influenza, sul piano letterario e linguistico, della cultura cinese sulle opere degli intellettuali giapponesi attivi a fine Ottocento è evidente in scritti autobiografici sugli anni della formazione, registrazioni di dibattiti letterari, stralci di romanzi e racconti originali qui presentati in traduzione per testimoniare la poliedricità dei narratori giapponesi moderni e la loro ammirazione per la letteratura cinese: un amore antico quanto la scoperta della scrittura stessa.

 


Murakami, il tè e il centro commerciale

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Nell’immaginario occidentale, si tende a credere che in Giappone il tè sia una sorta di elisir circondato da un alone di rispettabilità quasi reverenziale, da sorseggiare alla penombra di un tempio o inginocchiati su un tatami. In realtà, le cose non stanno esattamente così: basti pensare alle innumerevoli macchinette automatiche – presenti davvero in ogni angolo – da cui acquistare la bevanda nipponica per eccellenza, per lo più ghiacciata o bollente (colgo l’occasione per sconsigliarvi di tutto cuore il terribile mix di caffè espresso e tè, assaggiato una volta soltanto per evitare l’assideramento).
Troviamo una conferma di ciò nel famosissimo Norwegian wood (da noi conosciuto anche come Tokyo blues) di Murakami Haruki. Durante la lettura del romanzo incappiamo in un tipico spaccato di vita quotidiana: due amici in un centro commerciale, quattro chiacchiere, una tazza di tè e qualcosa da mangiare.

Prendemmo la metropolitana e arrivammo a Nihonbashi. Forse perché dalla mattina non smetteva di piovere, le grandi sale dei magazzini Takashimaya erano deserte. Anche dentro arrivava l’odore della pioggia e le commesse si aggiravano con un’aria vagamente annoiata. Scendemmo al ristorante nel primo piano sotterraneo e dopo avere esaminato accuratamente i campioni di plastica esposti nella vetrina, ci decidemmo entrambi per il bentó. Anche
lì c’era pochissima gente, considerato che era ora di pranzo.
“E’ molto tempo che non mangio nel ristorante di un grande magazzino,” dissi mentre bevevo il té verde in una di quelle tazze bianche e lucide che si trovano solo, per l’appunto, nei ristoranti dei grandi magazzini.
“A me piace moltissimo,” disse Midori. “Mi dà la sensazione di fare qualcosa di speciale. Sarà perché da bambina non mi ci portavano quasi mai.”
[…]
“Quando ero piccola io pensavo che da grande sarei andata da sola al ristorante nei grandi magazzini e che avrei mangiato tutto quello che volevo e quanto volevo,” disse Midori. “Invece sono rimasta delusa: mangiare da sola in un posto del genere non è tutto questo gran divertimento. Prima cosa non è che si mangia tanto bene, poi anche se sono tanto grandi c’è sempre troppa folla e l’aria è viziata. Però ogni tanto mi prende la voglia di venirci.”


Banana Yoshimoto e la sua testimonianza sul terremoto

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Solo oggi ho scoperto questa testimonianza di Banana Yoshimoto riguardante il terremoto dell’11 marzo e i problemi che ha comportato (compresi quelli a Fukushima), intitolata Voglio tornare a sorridere. L’articolo, tradotto da Emilia Benghi, è stato pubblicato ne <<La Repubblica>> del 17 marzo scorso:

Al momento del terremoto stavo andando a prendere mio figlio a scuola. Guidava mio marito e la potenza della scossa lo ha costretto ad accostare e fermarsi. Dal finestrino dell’auto ho visto i grattacieli ondeggiare in distanza e ho pensato “Sarà un guaio grosso”. Fortunatamente mio figlio era sano e salvo a scuola e siamo tornati a casa con lui senza problemi.
Qualche piccolo danno c’è stato in casa, tipo portafotografie in frantumi e libri caduti a terra dagli scaffali, ma fortunatamente nulla di serio.
Subito un’amica che abita nel nostro quartiere è venuta a offrirci aiuto. Ho accompagnato a casa gente che non poteva rientrare per via dei trasporti pubblici bloccati. I cellulari non funzionavano così il sistema migliore per ottenere informazioni erano Twitter e Viber. Ci sono state altre scosse di assestamento ma senza danni gravi a Tokyo.
Il problema ora è che, sconvolta dal disastro, la gente ha fatto incetta di beni di consumo quotidiano. Riso, scatolame e carta igienica sono ormai introvabili. E non è facile spostarsi in auto per via dei problemi di rifornimento di carburante.
Il bombardamento di immagini tragiche dello tsunami in TV ha avuto un impatto pesante sulla psicologia della gente. Alcuni media lo hanno capito e sono tornati al palinsesto normale con le ultime notizie che scorrono in sottofondo. Ho trovato questa decisione molto coraggiosa e ho apprezzato molto Tokyo Channel 12, pioniere di questa scelta.
Quanto alla centrale di Fukushima, ancora non mi sono fatta un’idea mia in mezzo ai tanti commenti diversi. Comunque dico solo che mi ha colpito l’alta professionalità dei tecnici giapponesi che stanno facendo tutto il possibile per evitare l’esplosione, invece di chiacchierare su cosa sia giusto o sbagliato. Il mio cuore scoppia di dolore per la morte di tante persone in questo disastro ma vedo gli sforzi della protezione civile nell’opera di salvataggio e la solidarietà tra i sopravvissuti. Non passa giorno senza che io scopra la grandezza del popolo giapponese. Credo che uno scrittore debba portare a tutti speranza in qualunque situazione. Comunque sia non voglio smettere di sorridere, voglio mantenere la mia libertà di pensiero e intendo affrontare con coraggio le avversità.


Ebook su Tanabata, la festa delle stelle

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Oggi in Giappone si celebra la festa tradizione di Tanabata, che ricorda l’incontro delle stelle Vega e Altair che si verifica ogni anno in questo periodo. Attorno a questo “appuntamento” astronomico è sorta nel corso dei secoli una famosissima leggenda d’amore, di cui potete leggere lo svolgimento e le origini in questo ebook gratuito, messo in rete dalla libreria nipponica Tanabata di Milano.

Per un breve approfondimento sulla leggenda e qualche chiarimento astronomico, visitate questo sito: potrete trovare anche la mappa del cielo di luglio, per sognare sotto le stelle i vostri migliori desideri.

P.s.: non dimenticate di appendere al bambù un foglietto con il vostro desiderio (tanzaku)!

(foto tratta da qui)


Audiobook gratis in giapponese

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Grazie a una lettrice, Erika, da oggi è possibile consultare nella sezione del sito “Libri gratis una nutrita serie di ebook gratuiti in giapponese, con tanto di registrazione audio, testo e talvolta traduzione in inglese, tratti da questo link.
Nella lista sono presenti grandi romanzieri, quali Osamu Dezai (Il sole si spegne, Memorie…) , Murasaki Shikibu (Genji monogatari) e Soseki Natsume (Botchan, Kokoro, Io sono un gatto…), e celebri narratori, come Fumiko Hayashi, Ogai Mori, Kenji Miyazawa, Kido Okamoto e Ryūnosuke Akutagawa.