Anteprima di “High & dry”, il nuovo romanzo di Banana Yoshimoto

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E’ finalmente giunto in libreria il nuovo atteso romanzo di Banana Yoshimoto – tradotto dalla bravissima Gala Maria Follaco- High & dry: primo amore (Feltrinelli, pp. 112, € 10; potete ora trovarlo qui su Amazon.it a 6,50), di cui parlerò presto più diffusamente. Per ora godetevi questa anteprima dal libro:

Nei primi giorni dell’autunno dei miei quattordici anni, come se presagissi qualcosa, il mondo mi sembrava risplendere di un colore ben preciso.
Sarà stato il marrone brillante delle castagne e il giallo vivo del loro interno, o l’odore di legno secco dei funghi maitake appena tirati fuori dal sacchetto di carta, o forse il verde e il giallo della zucca, la sua pienezza. Le foglie morte color dell’oro danzavano al soffio del vento nella luce anch’essa dorata, e l’aria era satura dell’odore che sprigionavano, un odore puro, come di qualcosa che è bruciato.
Tutto sembrava tempestato di grani d’oro, molto più del normale.
Quando la pioggia spazzava via la sporcizia dalla strada, l’aria tersa si sollevava come qualcosa di appena nato, e come un essere animato si metteva a vibrare. E tutt’intorno si diffondevano il profumo dell’osmanto, quel freddo che pizzica un po’ il naso, l’odore della terra bagnata. Che splendore, pensavo, sembra che il mondo intero renda omaggio all’autunno. Attraverso tutto ciò, la bellezza che custodivo dentro di me si spingeva con forza verso il mondo. Era una sensazione intensissima.

A quell’epoca ero sempre molto presa dalle mie riflessioni, che la maggior parte delle volte riguardavano il modo e i meccanismi in base ai quali funziona il mondo.

A causa di tutto questo riflettere, quando poi tornavo alla realtà capitava che mi trovassi davanti agli occhi cose strane.
Per esempio, una volta vidi un uomo sospeso sotto un viadotto, con un casco in testa. Vicino a lui non c’era nemmeno l’ombra di una motocicletta. Sorpresa, guardai meglio. Allora l’uomo sparì, e al suo posto c’erano dei mazzi di fiori, portati probabilmente da persone diverse, appoggiati al guardrail.
Ecco, è morto lì… mi dissi, e giunsi le mani con discrezione. Fu un pensiero spontaneo.
E così avevo imparato un’altra cosa.
Portare fiori a un morto non è una perdita di tempo. Quell’uomo stava lì apposta per reggerli. Sicuramente gli facevano bene, e gli arrivava anche il loro profumo.
Oppure, una volta che fissavo distrattamente la schiena di una compagna di classe, mi si materializzò davanti agli occhi la scena di suo padre e sua madre che litigavano. Non sapevo neanche che faccia avessero, eppure li vidi.
Mi chiesi se fosse vero e provai subito simpatia per quella ragazza, che non era nemmeno mia amica. Timidamente pensai: spero che tuo padre e tua madre facciano pace! E così lei, che non parlava quasi mai, durante la ricreazione mi fece un sorriso, e prima di tornare a casa agitò la mano e mi salutò con un “bye-bye!”.
Mi domandai cosa le fosse preso. Forse le persone sono capaci di comunicare anche così, senza che dal di fuori si veda nulla.
Allora è per questo che certe volte, dopo aver incontrato qualcuno apparentemente molto allegro, sentiamo un brivido in fondo al cuore… A volte scoprivo anche cose del genere. […]


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