“Filosofia nei manga”di Massimo Ghilardi

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Nell’immaginario comune, il mondo dei manga e degli anime è generalmente ritenuto soltanto uno svago per bambini e adolescenti, privo di contenuti con spessore.
La realtà è però ben diversa, come dimostra efficacemente Marcello Ghilardi, ricercatore e autore di Filosofia nei manga. Estetica e immaginario nel Giappone contemporaneo (Mimesis, pp. 162, € 14; ora in offerta su Amazon.it a € 11,90 cliccando qui).

Dopo aver tracciato un profilo storico-culturale dei manga, comprendente le tappe più importanti (dagli schizzi di Hokusai alle influenze sull’arte di Van Gogh) con riferimenti alla tradizione artistica ed estetica della Cina e del Sol Levante, lo studioso si sofferma su alcuni aspetti significativi dei fumetti del Sol Levante, spesso sfuggenti a un lettore digiuno di rudimenti filosofici e di un’approfondita conoscenza del contesto nipponico. Si pensi, per esempio, ai numerosi accenni  all’etica e alle vicende dei samurai, o ai valori del buddhismo e dello shintoismo, trasparenti solo a una minoranza di occidentali.
Uno dei temi portanti dell’opera è rappresentato da un’approfondita e documentata riflessione sul complesso rapporto intercorrente tra uomini, robot e cyborg, e ai legami intercorrenti fra le tre categorie; da essi Ghilardi tenta di estrinsecare una sorta di ontologia dell’automazione, riflettendo sulle cause che l’hanno generata e sulle ragioni che hanno decretato il suo successo. Nel fare ciò, illustra le teorie di Gomarasca in merito (le storie di robot racchiudono una metafora sociologica, una psicologica e una storica); in parallelo alla trattazione teorica, l’autore presenta  testimonianze concrete, sviscerando alcuni aspetti tanto interessanti quanto poco noti di manga e anime più o celebri (Neon Genesis Evangelion, Gunslinger girl, Ghost in the shell, etc.).
Nel denso contributo di Marco Pellitteri, Giappornologie, vengono evidenziati altri elementi caratterizzanti la produzione nipponica contemporanea, vale a dire quelli legati al mondo del sesso e del porno, con un’attenzione particolare verso le loro radici socio-antropologiche e le dinamiche sottese; anche in questo caso, la figura dell’automa (in particolare della donna cyborg) e quella della bambola gonfiabile assumono un significato ben preciso, in quanto esseri passivi, non minacciosi e facilmente controllabili.
Conclude il volume La verità dell’illusione, dedicato al regista Satoshi Kon che, con le sue commistioni di onirico e reale, umano e cibernetico, ha dato vita a nuovi orizzonti cinematografici e semantici, in cui l’apparenza – non di rado dall’impronta postmoderna – si confonde e si sposa con ciò che siamo abituati a chiamare  (riduttivamente?) realtà.


Una nuova uscita: “Generazione otaku” di Hiroki Azuma

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E’ recentemente uscito un volume imperdibile per coloro che desiderano conoscere meglio un aspetto caratterizzante la società contemporanea giapponese, vale a dire la realtà degli otaku, i ragazzi eccessivamente interessati ai videogiochi e ai manga, al punto da sacrificare per loro relazioni umane e vita attiva. Il libro in questione è Generazione Otaku. Uno studio della postmodernità di Hiroki Azuma, a cura di Lydia Origlia e Marco Pellitteri (Jaca Book, pp. 193, € 19).
Questa la presentazione dell’editore:

Questo saggio, best-seller in Giappone, ha il grande merito di riflettere dall’interno sul fenomeno Otaku, giovani appassionati di manga, videogiochi e disegni animati, che vivono un rapporto esclusivo, sia tra di loro che rispetto ai prodotti che consumano. Il fenomeno, in perpetua crescita dagli anni Ottanta, rappresenta oggi un mercato colossale e si diffonde all’estero grazie al successo mondiale dei manga. Tuttavia questi adolescenti ribelli sono sempre stati considerati autistici e nessuno prima di Hiroki Azuma aveva mai osato studiare seriamente le loro opere-faro e i loro modi di consumarle. Il suo saggio rivela l’inquietante adeguarsi della cultura Otaku alla postmodernità. Perdita di riferimenti, fine delle grandi storie, rimescolamento del confine fra autore e consumatore, fra originale e copia: la cultura Otaku vista come la prima cultura postmoderna.


In vendita t-shirt Uniqlo di “Norwegian wood”

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State cercando idee per un regalo di Natale adatto a un appassionato di Murakami?
Uniqlo vi semplifica la vita: il famoso brand giapponese d’abbigliamento ha infatti lanciato una collezione di t-shirt ispirata a Norwegian Wood, in occasione dell’uscita del film.
E’ possibile acquistare i capi di vestiario nei negozi nipponici e online, a prezzi piuttosto contenuti.
fonte: pagina Facebook di Kami no Kuni


“Il caso Aum Shinrikyō” di Stefano Bonino

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Il tragico attentato alla metropolitana di Tokyo (20 marzo 1995), organizzato dalla setta Aum Shinrikyō, ha lasciato profonde tracce nella storia della nazione giapponese e nel suo atteggiamento verso i nuovi culti.

Mette bene in evidenza ciò Il caso Aum Shinrikyō (Solfanelli, pp. 125, € 10; ora in offerta su Amazon.it a € 8,50 cliccando qui), opera del giovane studioso Stefano Bonino. Si tratta, con buone probabilità, dell’unico volume italiano monografico che analizza non soltanto le dinamiche connesse all’attacco terrostico, ma anche la storia, il modus operandi e l’ideologia del movimento, utilizzando un approccio chiaro e accessibile anche ai non addetti ai lavori. L’autore – difatti – ripercorre in modo sintetico le diverse fasi che hanno caratterizzato l’evoluzione della setta fondata da Asahara Shoko, autoproclamatosi salvatore e, al momento, in attesa della pena capitale.

Sorto intorno alla metà degli anni ’80 come club di yoga aperto a influenze induiste e buddhiste, alla fine del decennio Aum vide riconosciuto  ufficialmente il suo status di movimento religioso e diede inizio ai primi atti criminosi contro i suoi oppositori (si pensi, per esempio, all’omicidio dell’avvocato Sakamoto e della sua famiglia). Ciò fu accompagnato da una crescente attenzione per i fenomeni paranormali e per l’arrivo imminente dell’Armageddon, al quale sarebbero sopravvissuti soltanto coloro che riconoscevano Asahara quale guru supremo e seguivano i suoi insegnamenti; in virtù di tutto questo, gli adepti erano tenuti ad abbandonare le famiglie, a donare i loro averi ad Aum e a sottoporsi a costose iniziazioni, nelle quali era anche previsto l’uso di droghe e di sostanze organiche del leader.

Nel corso degli anni il fenomeno Aum Shinrikyō è stato spesso al centro dell’interesse dei sociologi e degli antropologi; il ruolo di Asahara è stato per esempio analizzato alla luce delle teorie weberiane sul carisma, mentre si sono evidenziate le modalità di trasformazione del concetto buddhista di poa (o powa), riformulato dall’intellighenzia interna al gruppo in chiave violenta (uccidendo un uomo che possiede un karma negativo, lo si aiuta a raggiungere una migliore condizione spirituale).

Malgrado il preoccupante quadro e l’escalation di violenza legata alla setta, l’operato di Aum Shinrikyō è stato a lungo sottovalutato, persino dalle forze di polizia. E rimane così, in fondo alla coscienza, il dubbio che qualcosa, per evitare morti e migliaia di vittime, poteva esser fatto.


Conferenza sugli haiku, gruppo di lettura e mercatino giapponese al Doozo

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Chi ama la poesia giapponese, sabato prossimo (11 dicembre) non può perdersi la conferenza “Le novità della poesia di Matsuo Bashō (1644-1694) nella storia dello Haikai (Haiku)”, tenuto dal prof. Guidotto Colleoni. L’appuntamento è per le ore 18 presso il Doozo. Art books and sushi (Roma, via Palermo 51-53; www.doozo.it).
Qui il 17 dicembre si terrà il secondo incontro del gruppo di lettura “Vita di un libertino. L’amore ai tempi della rivoluzione borghese”, dedicato all’opera  di Ihara Saikaku e curato dalla dott.ssa Arianna Di Pietro.
E per non farci mancare nulla, sabato 18 dalle 11.30 alle 19 – sempre al Doozo – si terrà un mercatino di Natale, naturalmente a tema giapponese.


Un tè con Mishima

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Quando pensiamo al tè, spesso ci viene in mente una bevanda degna di gentildonne inglesi e monaci zen (si pensi al famoso aneddoto della tazza troppo piena); certo non penseremmo mai a un elisir trasgressivo o da sorseggiare durante un incontro amoroso.

In una delle sue più celebri opere, vale a dire Il padiglione d’oro, Mishima è riuscito a rendere il tè protagonista di una raffinata scena erotica, in cui s’incontrano sottotraccia est e ovest, come ci mostra Una stanza tutta per (il) tè. Il quadro che ne emerge è altamente sensuale, elegante e misurato; nulla – come nella cerimonia del tè – pare lasciato al caso.

[…] In quel momento, dal fondo della sala avanzò un giovane ufficiale in uniforme. Col massimo rispetto dell’etichetta, s’accosciò di fronte alla donna, a circa un metro di distanza. Si fissarono per un po’.

La donna ad un tratto d’alzò e scomparve silenziosamente in un buio corridoio. Tornò dopo qualche minuto con le lunghe maniche ondeggianti nella brezza, recando una coppa da tè. la depose davanti all’ufficiale, quindi s’accosciò di nuovo al suo posto. L’uomo non sorbì il tè, ma disse qualcosa. Gli attimi che seguirono sembrarono lunghissimi, carichi di tensione, mentre lei rimaneva col capo reclinato sul petto…

Fu allora che accadde una cosa che mi sembrò incredibile. Rimandendo rigidamente seduta, la donna d’aprì il kimono; mi pareva di sentire lo stridere della sera tirata sotto alla stretta obi. Apparve un petto candido. Trattenni il respiro. La giovane scoprì una mammella turgida e bianca che strofinò delicatamente, mentre lui s’avvicinava strisciando sulle ginocchia.

Non posso dire d’aver visto bene tutto, ma provai la stessa vivida sensazione come se proprio sotto i miei occhi quel latte tiepido e bianco zampillasse nella schiuma verde del tè, e poi decantasse nella coppa lasciando sulla superficie del denso liquidio soltanto qualche bollicina d’aria.

Lui portò la coppa alle labbra e tracannò fino in fondo quell’insolita bevanda, mentre la bianca mammella scompariva di nuovo sotto le vesti. […]

Tratto da Mishima Yukio, Il padiglione d’oro, pp. 52-53

(foto tratta da qui)


A Padova spettacolo teatrale ispirato all’opera di Mishima

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Vi segnalo che a Padova, presso il Teatro delle Maddalene a Padova (via San Giovanni da Verdara, 40), si terrà uno spettacolo ispirato all’opera di Yukio Mishima, nei giorni 8, 9, 10 e 11 dicembre (ore 21:00) e 12 dicembre (ore 18:00 e ore 21:00), con la partecipazione di Alessandro Martinello.


“Scrittura giapponese” di Susanna Marino

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Quanti bambini sono stati incantati da quegli strani simboli che comparivano nelle sigle dei cartoni animati giapponesi? E quanti, da adulti, hanno guardato con stupore le opere dei maestri calligrafi e hanno avuto – almeno per un momento – la tentazione di carpire i loro segreti? La scrittura giapponese, coi suoi pieni e i suoi vuoti, esercita sempre il suo fascino, tanto da essere – in alcuni casi – una delle principali motivazioni dello studio della cultura e della lingua nipponica.

A tutti coloro che subiscono il fascino degli ideogrammi (e non solo) è dedicato il volume Scrittura giapponese (Zanichelli, pp.192, € 25) di Susanna Marino, con la collaborazione di Ikuko Sugiyama. Per leggerne un corposo estratto, clicca qui.


“Il romanticismo e l’effimero. La trilogia tedesca” di Mori Ōgai

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Mori Ōgai è noto al pubblico italiano soprattutto per essere l’autore di Vita Sexualis; in realtà, lo scienziato giapponese fu prima di tutto un intellettuale dell’epoca Meji (1868-1912) e un divulgatore in patria della cultura occidentale, privilegiando in particolar modo quella inglese e quella tedesca.
A questa esperienza si lega una piccola raccolta curata da Matilde Mastrangelo, Il romanticismo e l’effimero. La trilogia tedesca (ed. GoBook, pp. 116, € 12), contenente tre racconti (La ballerina; Il Messaggero; Ricordi di vite effimere) ispirati al soggiorno in Germania dello scrittore. Per farvi un’idea del volume, sfogliatelo su Google books.
Questa la presentazione dell’editore:

Che emozioni può far nascere un lungo periodo all’estero, vissuto con il tentativo di rimettere in gioco le proprie ambizioni e i propri interessi?

Mori Ōgai, uno dei primi intellettuali giapponesi a confrontarsi direttamente con l’Europa, imposta le sue prime costruzioni narrative intorno a tale interrogativo immaginando un ipotetico itinerario emotivo, con il quale il lettore può facilmente immedesimarsi, che lega Maihime (“La ballerina”), Utakata no ki (“Ricordi di vite effimere”) e Fumizukai (“Il messaggero”). La prima tappa del “viaggio” è lo stupore misto a smarrimento che l’affascinante Berlino di fine Ottocento poteva provocare: «Mi ritrovai ben presto nel cuore della nuova metropoli europea; avevo ambizioni confuse ed ero abituato a lavorare sempre sotto severi controlli. Ma ora i miei occhi erano abbagliati da tanto splendore e il mio cuore confuso dalla varietà dei colori»; «Così tante erano le cose da vedere in uno spazio limitato che la prima volta non era possibile rendersi conto di tutto. Eppure, anche se ne ero attratto, mi ero ripromesso di non farmi coinvolgere da questa effimera bellezza e respingevo quanto dall’esterno sembrava invadermi» (“Maihime”). Il “viaggio” prosegue con la volontà di perdersi in una struggente atmosfera romantica, che si avvicina molto all’effimero sentire giapponese: «Le loro emozioni li resero dimentichi di se stessi, della carrozza sulla quale viaggiavano e di tutto il resto del mondo esterno» (“Utakata no ki”). E termina con una più razionale presa di posizione che fa trionfare le passioni, seppur a costo di scelte difficili: «Sono nata in una famiglia nobile, ma sono pur sempre una donna e nel mio animo non c’era spazio per comprendere irritanti  lignaggi, discendenze e credenze prive di senso» (“Fumizukai”).

Il sentimento che nell’insieme si impone è il desiderio di riconoscere la libertà dell’individuo di affermare le proprie passioni e le scelte ad esse legate.


A Roma gruppo di lettura dedicato a “Vita di un libertino” di Ihara Saikaku

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Doozo. Art books and sushi questa settimana vi propone un gruppo di lettura – curato dalla dott.ssa Arianna Di Pietro – dal titolo Vita di un libertino. L’amore ai tempi della rinnovazione borghese in Giappone.
Gli incontri (entrambi gratuiti) si terranno venerdì 3 dicembre e venerdì 17 dicembre dalle ore 17.30 alle 19.30. Per partecipare, basta telefonare allo 064815655 o mandare un’email a info@doozo.it.
Ricordo che il Doozo si trova a Roma, in via Palermo 51 -53.