"Lo zen e la cerimonia del tè" di Okakura Kakuzō

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Okakura Kakuzō

Okakura Kakuzō

Oggi vado a presentarvi un volume ritenuto ormai un classico: Lo zen e la cerimonia del tè di Okakura Kakuzō (Feltrinelli, pp. 99, 7 €).
Il titolo originale, The book of tea, rende meglio l’essenza del libro: spiegare agli occidentali “l’orientalità dell’Oriente” (Cina, India, Giappone…) tramite uno dei suoi simboli, il tè (non a caso, il libro fu pubblicato in inglese, a New York, nel 1906, e fu tra i primi nel suo genere). Ripercorrendo le tappe principali della storia di questa bevanda (ma chiamarla così è riduttivo), Okakura delinea il profilo del taoismo e del buddhismo (in particolare Zen), e ne rileva le influenze sullo stile di vita, sull’estetica e sulla mentalità asiatica.
Alla trattazione della vera e propria cerimonia del tè non è dedicato molto spazio (il titolo dell’edizione italiana è chiaramente commerciale). Chi si aspetta di trovare un Giappone di maniera, rimarrà certo deluso: l’autore, pagina dopo pagina, tenta di svincolarsi dagli opprimenti stereotipi prodotti dagli occidentali, e difende orgogliosamente la grandezza della propria cultura, spingendosi talvolta alla polemica.
Lo stile è piano, regolare; colto, ma non difficile. I brani più belli del libro, a mio parere, sono quelli dedicati alla descrizione della sukiya (la stanza del tè), alla musica prodotta dal bollitore e al maestro del tè Rikyû: la penna di Okakura qui si fa leggera, divenendo quasi pennello.
I suoi strali contro alcuni aspetti dell’occidente possono apparire noiosi ma, nel complesso, quest’opera è un’introduzione più che dignitosa per tutti coloro che vogliano avvicinarsi seriamente al Giappone.
E’ possibile leggere o scaricare la versione inglese online cliccando qui.

P.s. : una piccola curiosità per gli appassionati di tè come me: in Sicilia -più precisamente a Raddusa (CT)- è possibile visitare l’unico museo italiano dedicato al tè; naturalmente, una sezione è dedicata al Giappone.

Il tè è un’opera d’arte, e solo la mano di un maestro può renderne manifeste le qualità più nobili. Esiste un tè buono e uno cattivo, così come esistono dipinti belli a altri brutti – questi ultimi più frequenti. Non esiste ricetta per preparare il tè ideale, così come non ci sono regole che consentano di creare un Tiziano o un Sesson. Ogni modo di preparare le foglie ha una propria individualità, una particolare affinità con l’acqua e il calore, un patrimonio ereditario di ricordi da rievocare, un modo tipico di raccontare. Ma in esso la vera bellezza deve essere sempre presente.
Okakura Kakuzō, Il libro del tè


10 commenti su “"Lo zen e la cerimonia del tè" di Okakura Kakuzō

  1. Buon giorno! =)
    A proposito del tè ricordo che quando vivevo a napoli ci fu a castel sant’elmo un evento chiamato Japan Week in cui c’erano tutti i cerimoniali made in japan con relativa migliaia di giapponesi a spasso per il paese e per la manifestazione, e indovina un pò, assisstetti alla cerimonia del tè, ne presi anche insieme alla mia ragazza, e imparai tre cose!

    1. dal sapore, ma ancor di più dall’odore sembra zuppa di pesce
    2. quei biscottini (piccolissimi) fatti di zucchero, e specialmente quello a mandorla, sono una mano santa per star meglio dopo aver bevuto ^_^”
    3. la questione dell’onorare la tavola non è apprezzata, nel senso che lì non va bevuto tutto ma si deve lasciare un velo di tè nel fondo per far capire che la loro offerta mi ha saziato.

    Tante cose non trovi? 🙂
    andrei volentieri direttamente in giappone per fare altre esperienze.. ma in questo momento non ho ne tempo ne moneta… ^_^”

  2. Per quanto mi risulta il titolo completo è “Lo zen e la cerimonia del tè”, il che volendo può cambiare un po’ la prospettiva (ma ovviamente è possibile che abbiano cambiato anche il titolo con una nuova edizione). Se devo essere sincero io non l’ho trovato troppo “appassionante”, ma resta comunque un classico, e le discussioni su ciò che è “iki” sono intimamente connesse con la cultura giapponese e la sua sensibilità artistica.
    (Spero nella citazione fatta a memoria di non essermi confuso con qualche altro testo, nel caso in cui fosse successo ti prego di farmelo sapere, così da prendere atto della demenza che avanza inarrestabile).
    Saluti

  3. @pompajr: Scusami, il titolo del libro è giustamente quello che nomini tu, ma nella fretta l’ho dimezzato; l’unica demenza che avanza inarrestabile pare sia la mia. 😉

    @ prousers.org: buongiorno (anzi, buon pomeriggio) anche a te. 🙂
    Sei stato fortunato a poter prendere parte ad una cerimonia del tè (io ancora non ne ho avuto la possibilità e, come te, al momento non ho neppure quella di andare in Giappone, sigh).
    A Napoli, da quel poco che so (vivo a Roma), organizzano eventi a sfondo nipponico interessante; non so se una parte del merito vada all’Orientale (ma penso di sì).

  4. No dai, il tè della cerimonia del tè non è così cattivo, forse per merito dei dolcetti che si mangiano prima, una delle poche cose veramente dolci in Giappone, e che contrastano con il sapore amaro della brodaglia in questione. Sono molto peggio i vari tipi di tè più o meno verdi che si comprano ai mitici jidōhanbaiki lungo la via. Spero di non suscitare le ire di nessuno ma quelli sanno davvero di terra!
    Sinceramente non conoscevo il fatto “dell’avanzo”, ma quando sono andato allo spettacolo di teatro Nō con cerimonia del tè annessa nessuno mi ha maledetto perché mi ero finito tutto. Ma forse non lo hanno fatto solo per cortesia.
    Ci sono poi altre formalità, tipo che la tazza va presa con entrambe le mani, e prima di bere va ruotata un po’, per due volte con la mano destra mentre si tiene sul palmo della sinistra. Questo per “ammirare” la forma (sbilenca) e il decoro della chawan.
    E altre ancora…
    È comunque un esperienza interessante che consiglio. E se doveste andare a vedere uno spettacolo di Nō consiglio anche di scegliersi un posto mooolto comodo, visto che dura per ore (nel mio caso 10!). Seiza, seduto, gambe incrociate… alla fine qualsiasi posizione è una lotta contro il dolore.

    @oradistelle: ma figurati, per così poco… io invece ho prove tangibili dell’avanzamento della mia senilità precoce.
    Continua così, resto in attesa di nuovi, naturalmente buoni, consigli di lettura.

  5. Ora mi avete fatto aumentare la curiosità sul tè utilizzato nella cerimonia; purtroppo, ho assaggiato solo quello tradizionalmente servito nei ristoranti giapponesi in occidente e
    il matcha col riso soffiato, ma non mi fanno impazzire.

    @Pompajr: grazie per l’incoraggiamento. 🙂

    >> una delle poche cose veramente dolci in Giappone

    Non ho assaggiato questi dolcetti, ma aggiungerei alla lista “da diabete” anche una sorta di crema di atzuki che ho provato una volta: carie assicurata!

    >> visto che dura per ore (nel mio caso 10!)

    Sapevo che uno spettacolo di Nō potesse durare diverse ore, ma non immaginavo così tante!

    Infine, per quanto riguarda la mia senilità precoce, anch’io ho le prove: proprio oggi ho innaffiato il libro di letteratura latina col tè verde (ma non era giapponese). :p

  6. Confermo la questione dei tempi! lì ce n’era uno a cui non abbiamo poi assistito per il tempo! e ricordo anche la questione della presa della “tazza” va ruotata.
    Noi eravamo fortunati perché avevamo un’amica lì con noi che ci ha spiegato molte cose, frequentava l’orientale e come noi aveva la passione per il giappone, era interessante vedere un’italiana parlare così bene con tanti di loro! ^_^”
    anche un pò frustrante…. pensando che non comunico mai in nessuna lingua se non la mia… eeh … ^_^”

  7. Pingback: La cerimonia del tè tra filosofia e architettura « biblioteca giapponese

  8. Sono arrivata al tuo post cercando qualche recensione del libro di Okakura Kakuzō… Sto leggendo un libro di Julia Nakamura che si intitola La cerimonia del tè.
    Adoro il tè ma non sapevo che esistesse un museo… Grazie di averlo segnalato, lo visiterò sicuramente!!!

  9. Ciao, Cielo.
    Io ho il libro di Julia Nakamura in lista di attesa da anni e ogni volta che prendo un libro dal mio scaffale giapponese mi guarda sconsolato. Magari dopo che l’hai letto, se vuoi, fammi sapere che ne pensi: potrebbe essere la volta buona che lo leggo anch’io!
    A presto,

    *oradistelle*

  10. Esiste ora un’ottima traduzione in una prova editoriale ben più colta e onesta (ma a essere più onesti e colti della Feltrinelli, mi rendo conto, ci vuol poco) in “Il libro del tè”, Sugarco Edizioni (2014), a cura di Piero Verni. Per una prova della sua prosa delicata e brillante, mi permetto di segnalare un brano che ho inserito nel mio sito sul Cha no yu: https://appuntisulte.wordpress.com/2016/07/10/okakura-kakuzo-il-libro-del-te/

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